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La Centochilometri

(Paganico, Porta Senese)

La Centochilometri della Granocchia è la manifestazione simbolo di Valdombrone. Organizzata fin dalla prima edizione in collaborazione con la Proloco Paganico, giunge quest'anno alla settima edizione con grandi ambizioni.

Qualità e quantità degli scorsi anni saranno superate con un'edizione memorabile!

Nata come dimostrazione dello spirito intrinseco dell'Associazione, la Centochilometri non è una corsa: non vince chi arriva primo o chi pedala più velocemente. Non vince nessuno o – volendo – vincono tutti.

Vincono coloro che si godono una bella giornata passata a pedalare all'aria aperta lungo percorsi scelti con cura da chi conosce ogni metro delle nostre strade.

Percorsi non brevi e non facili (a parte quello corto, di cui poi dirò meglio), che richiedono comunque preparazione e tecnica. Percorsi però proposti come esperienza di socialità e non invece come occasioni agonistiche. Si parte come e quando si vuole, entro un lasso orario piuttosto ampio. Si marcia in gruppo o da soli, secondo quello che si preferisce. Ci si aspetta oppure no.

Non ci sono regole ulteriori a quelle che valgono per tutti gli utenti delle strade pubbliche, se non l'esigenza del tesseramento dei ciclisti (che ha ragioni in ultima analisi legate alle coperture assicurative) e quella della certificazione di idoneità medica.

Vincono quelli che si godono i percorsi e che si fermano a mangiare ai ristori: perché i ristori sono il meglio della Centochilometri. Curati dalla Proloco Paganico, che vi profonde l'eccellenza gastronomica per cui è ormai famosa (la sagra di Paganico, in settembre, è un appuntamento fisso per gli amanti del genere), i ristori offrono quello che serve allo sportivo per integrazione alimentare (sali, frutta secca, carboidrati), ma aggiungono quello che certi sportivi mai mangerebbero e che invece i partecipanti alla centochilometri divorano ...come se non ci fosse un domani: pastasciutte, risi freddi, affettati, salcicce, panini vari, carne alla brace, alici sottopesto, trippa, fritto misto, ciambelloni, crostate, biscotti hanno fatto negli anni la loro acclamatissima apparizione sui tavoli apparecchiati lungo i percorsi della manifestazione. Al confronto degli approvvigionamenti per la Centochilometri, le provviste caricate su una nave da crociera sono il paniere di un pic-nic!

La Centochilometri non è – dicevo – una corsa, ma non è neppure una smodata mangiata pantagruelica: tra un ristoro e l'altro restano comunque da coprire gli intervalli pedalando, secondo il percorso scelto, per cinquanta, cento, centotrenta o centosettanta chilometri.

Non è un'arte facile o scontata quella del cicloturista, che pedala duro, mangia pesante e si diverte pure.

Per che cosa poi? Per niente, ovviamente. Ci sono dei premi per le società più numerose, è vero, ma non sono quelli che attirano i partecipanti. Il premio è quello di essere rientrati a Paganico per tempo è una bella doccia calda e un pranzo servito ai tavolini montati nel parco pubblico. Non un pranzo qualunque, beninteso, ma il pranzo della Centochilometri della Granocchia: una cosa che non si vede nemmeno alle blasonatissime granfondo nazionali: antipasto, primo casalingo, secondo di carni alla brace, contorni, dolce. E servizio al tavolo.

Con l'edizione 2018 vogliamo sbancare!

La settima edizione si terrà a Paganico il 1 maggio 2018. Sarà prova valida per il Circuito toscano di cicloturismo e per il Criterium regionale di cicloturismo.

Percorsi tutti nuovi, quest'anno.

Caratteristica speciale della Centochilometri è infatti quella di non svolgersi lungo un percorso sempre uguale. Negli anni pari viene studiato un percorso nuovo, che resta anche per il successivo anno dispari. Ogni due anni, si cambia.

Perché facciamo così?

Facile: perché la nostra terra è grande e ovunque tracciata da strade bellissime, che sarebbe un vero peccato trascurare. C'è però una seconda ragione, più sottile.

La Centochilometri è cresciuta nel corso delle sei edizioni passate non solo in numero di partecipanti. E' cresciuta divenendo qualcosa di più grande, ma anche di diverso. Con l'inserimento in circuiti regionali, la manifestazione ha visto la partecipazione sempre maggiore di ciclisti forestieri, trovandosi così a essere per costoro una specie di assaggio ciclistico della valle dell'Ombrone (e non solo).

La prima edizione e la seconda furono una bellissima festa locale: la Società era neonata e volle lanciarsi nell'organizzazione di una manifestazione. Ogni società del grossetano volle essere presente in massa: le prime due edizioni furono un ritrovo di amici che già si conoscevano e che già conoscevano le strade che avrebbero percorso insieme.

Dalla terza edizione le cose cambiarono: restarono predominanti gli amici locali, ma arrivarono i forestieri.

Con la sesta edizione i forestieri hanno infine superato i locali.

L'obiettivo allora della manifestazione è divenuto assai più ambizioso. Alla bella giornata in compagnia, allo sport e alla mangiata (che restano), si è aggiunta una finalità di promozione e di dimostrazione. Mi spiego: promozione del territorio e dimostrazione della sua fruibilità ciclistica.

Con l'edizione 2018, saranno stati presentati quattro tracciati (2012, 2014,1016 e 2018) che da Paganico si snodano per ben oltre cento chilometri e che toccano parti diverse e bellissime delle province di Grosseto e Siena: le colline senesi dei Paschi, l'area metallifera, le valli del Farma e del Merse, quella dell'Ombrone e dell'Orcia, le pendici amiatine. Con gli anni futuri saranno toccati gli ambiti dei tufi, con Sovana e Saturnia, le aree della d.o.c. del Morellino di Scansano e via dicendo.

Promozione del territorio e dimostrazione del fatto che, stanziando più giorni a Paganico, un cicloturista può raggiungere pedalando il meglio della toscana meridionale.

I quattro percorsi di quest'anno non temono confronti!

Il percorso che si inaugura con la settima edizione del 2018 è sicuramente tra più affascinanti che si possano tracciare con partenza e arrivo su Paganico.

Belle strade poco trafficate, scorci incantevoli, testimonianze storiche, eccellenze gastronimiche: davvero non manca niente di quanto serve a una granfondo di alta gamma.

In più, a sorpresa, per i randonneur (ma anche per i lunghisti che vorranno deviare e aggiungere pochi chilometri al loro percorso), il passaggio sulla vetta del monte Amiata che, con i suoi 1650 metri, rappresenta il punto più alto raggiunto in toscana da una strada asfaltata.

Le parti colorate evidenziano le porzioni esclusive dei singoli percorsi. Le parti in nero si riferiscono ai quattro percorsi, la prima; ai percorsi medio e lungo, le altre. La rando segue il lungo fino a Pescina, poi prende per vetta Amiata. I lunghisti che vogliono aggiungere al lungo la salita alla vetta Amiata, che comporta circa quindici chilometri in più e un millino aggiuntivo di dislivello, possono, a Pescina, seguire le frecce della rando, rientrando sul percorso lungo a Casteldelpiano. La rando infatti ritorna sui percorsi medio e lungo a Casteldelpiano, per separarsene poi definitivamente a Arcidosso.

Di seguito la specifica dei colori dei percorsi descritti.

Corto, Medio, Lungo e Rando(nnée).

1.

La partenza avviene dal piazzale dei Mandrioli, presso le mura medievali di Paganico, subito fuori della porta Grossetana. Un tempo luogo di mercato di bestiame, oggi il piazzale è sistemato in parte a prato, in parte a parcheggio. Il giorno della Centochilometri sarà possibile parcheggiarvi, anche se il consiglio è di usare lo spazio presso il campo di calcio, dove sono anche i servizi e le docce (collegamento ciclabile con il paese: indicazioni in loco). Per parcheggiare in paese lasciando l'auto per l'intera giornata, è disponibile un'area asfaltata molto grande posta fra il piazzale dei Mandrioli (a circa trecento metri) e l'albergo Pace.

(fiume Ombrone, Sasso d' Ombrone)

Dopo la punzonatura di partenza, si entra nel paese murato dalla porta Grossetana, si percorre il corso principale e si esce dalla porta Senese. In breve, presso una rotatoria, si imbocca la provinciale del Cipressino. Facendo un po' di attenzione al traffico, che la domenica mattina non dovrebbe essere significativo, si costeggia l'area del nuovo campo sportivo (dove sono i parcheggi e le docce); si trascurano i bivi per la stazione prima, per Cerrone e Monte Antico poi, e in breve si guadagna la deviazione a destra per Sasso d'Ombrone, abbandonando la provinciale del Cipressino.

Breve discesa nell'alveo del fiume Ombrone, ponte stretto, prima salita della giornata: pedalabile e costante, introduce nella frazione di Sasso. Superato l'abitato, discesa tranquilla e governabile (attenzione al fondo in ombra, che può essere bagnato). Terminata la discesa, si risale brevemente per piegare a sinistra e prendere la strada dei Pianetti, con i suoi caratteristici saliscendi tra la fine del bosco e l'inizio dei coltivi cerealicoli (per il corto vai al n. 2; per il medio, il lungo e il rando, vai al n. 3)

2.

Qui si separa il percorso corto, che non svolta, ma prosegue per Cinigiano, in leggera salita: prima a curvoni nel bosco, poi più lineare su di una sella progressivamente più panoramica. Raggiunto Cinigiano, il percorso piega verso sud, dapprima salendo brevemente, poi scendendo per la strada della Voltina. Scorci panoramici a destra e sinistra (valle dell'abbandonato, monti Aquilaia e Amiata, torri eoliche di Murci), secondo il verso dei curvoni, accompagneranno i ciclisti in valle. Qualche chilometro di pianura, svolta a destra per Campagnatico, secondo passaggio sul fiume Ombrone. Quindi una salita pedalabile porta di nuovo in elevazione. E dall'elevazione, ancora panorami sulla valle dell'Ombrone e sulla piana grossetana verso sinistra, sulle alture di Civitella e Roccastrada sulla destra. Lambito il paese di Campagnatico, qualche chilometro di discesa riconduce a Paganico, infine raggiunto con le ultime pedalate in piano.

3.

(Medio, Lungo e Rando) Imboccata la strada dei Pianetti (il corto dritto, gli altri a sinistra), si giunge in breve al borgo rurale di Santa Rita, dove si riprende per una manciata di chilometri la provinciale del Cipressino. Quindi, in capo a una breve e dolce salita, svolta a sinistra (attenzione al taglio di carreggiata), per scendere al ponte sull'Orcia. Si entra quindi in provincia di Siena con l'abitato di sant'Angelo scalo lasciato sulla destra (attraversamento ferroviario).

Qui inizia la vera prima salita che, brevemente interrotta da qualche pianella e anche da qualche breve tratto in discesa, ci farà buona compagnia fino a Montalcino.

Bosco e vigneti caratterizzano il panorama di una delle terre più ammirate del mondo. Le indicazioni stradali disveleranno i nomi dei più blasonati viticoltori del Brunello, che da questi pendii ricavano le uve migliori.

Dopo una prima gobba si scende veloci in rettifilo. Quindi si piega a destra e si attacca il primo tratto serio di salita, fino al bivio di sant'Angelo in Colle. Alle spalle il panorama si apre grandioso: prima sulla piana dell'Ombrone e sulla Maremma, poi sulla val d'Oricia inferiore e sul Monte Amiata.

( Valdombrini ai piedi della Rocca di Montalcino ) - ( Panorama del Monte Amiata )

Senza entrare in paese, si lambisce un'antica foresteria e si prosegue sulla provinciale Traversa de' monti. Colonie di conifere lasciano presto il posto al vero signore di questi colli, che è leccio (quercus ilex, da cui Mons Ilicinum = Montalcino): l'ombra fresca sua ci accompagnerà fino al displuvio tra i fiumi Ombrone e Asso, displuvio noto con il nome sinistramente gotico di passo del Lume Spento (grandioso il panorama, volgendosi verso sud-ovest).

Dalle parti di salita non boscose si saranno intanto goduti scorci sempre diversi e cresciuti: sulla sinistra, più ampio, verso Roccastrada e le colline Metallifere; sulla destra, più costretto dall'orografia, sempre sul Monte Amiata. Lungo la salita, due curiose costruzioni liberty a poca distanza l'una dall'altra, sulla sinistra, allocano le opere di sollevamento idraulico che garantiscono l'approvvigionamento idrico di Siena e Montalcino con la pregiatissima acqua del torrente Vivo, che più oltre andremo a vedere da vicino sulle pendici amiatine.

Dal passo del Lume Spento si scende trascurando il bivio per Castiglion del Bosco e subito si risale giungendo in breve a dominare dall'altro l'abitato di Montalcino chiuso e oppresso dalla sua magnifica rocca.

Si scende, facendo attenzione, alla rotatoria di ingresso in città (guai a chiamarlo paese!) e ci si tiene strettissimi a destra, in direzione di Sant'Antimo. Una bella passeggiata a dolci tornanti ci porterà fuori dell'abitato, rituffandoci ancora nel cuore delle vigne del Brunello.

Un panorama diverso da quello di Montalcino, meno ampio, ma altrettanto bello si offre a chi ne vuol godere, quasi a mo' di aperitivo di quanto a brevissimo farà sgranare gli occhi a chi per la prima volta si trova a pedalare da queste parti.

Un facile tratto in prevalente discesa, con risalita dolce in fine, porta in vista, da lontano (sulla destra), della celebre abbazia romanica di Sant'Antimo, che la tradizione vuole fondata da Carlo Magno. Senza entrare in Castelnuovo dell'Abate, si tiene la sinistra e si imbocca una pianella aperta a sinistra sull'intera val d'Orcia inferiore: indescrivibile è l'emozione che si prova guardando, quando l'aria è tersa e si domina ogni cosa, fino al mare...

( torrente Vibo D' Orcia lo attraverseremo sia nel medio che nel lungo ) ( Abbazia di Sant' Antimo )

Discesa progressivamente sempre più ripida. Il castello di Velona (oggi lussuosissimo resort) segna l'inizio della parte impegnativa: pendenza e tornanti impegneranno il ciclista più tecnico e il meno esperto divertendoli entrambi. L'asfalto è generalmente buono. prestare comunque attenzione.

La discesa finisce presso la stazione di Monte Amiata. Siamo a circa duecento metri di quota quando si passa per la seconda volta il fiume Orcia. Salita della Grossola: poco più di tre chilometri in contesto ombroso, senza pendenze significative.

Quindi, in località Osteria Ansitonia, i percorsi medio e lungo si separano (il percorso randonnée resta con il lungo). Peril medio, vai al n. 7; per il lungo e il rando, vai al n. 4.

4.

Seguiamo il lungo, proseguendo in salita sugli ampi tornanti che portano a Poggio Rosa: alle spalle il panorama sulla stretta valle del Vivo, sul castello di Velona e, guadagnata un po' di altezza, sulla valle superiore dell'Orcia con Castiglione in primo piano, la rocca di Tentennano subito dietro, San Quirico sullo sfondo e, verso oriente, Pienza.

Al bivio per Castiglione si gira a destra, proseguendo ancora in dolce salita. Dapprima sotto il sole, poi nel bosco, con qualche saliscendi. Una manciata di chilometri e si arriva al bivio per Campiglia, dove proseguiamo in falsopiano per Vivo d'Orcia, che alla fine conquistiamo dopo un ritto a tornanti non facilissimo.

Passaggio in paese, uiscita in discesa con curva secca a destra sul ponticino e subito salita assai marcata per circa duecento metri (preparare i rapporti!). Poi sempre salita, ma più dolce. Di nuovo, sulla destra, panorami infiniti a settentrione e, in breve, vista sull'antico eremo camaldolese divenuto poi dimora estiva della potente famiglia poliziana dei conti Cervini.

Sulla sinistra una delle due colonie autoctone di pigelli, che sono gli abeti bianchi caratteristici del monte Amiata (non crescono altrove).

Si rientra in provincia di Grosseto avviando una discesa lunga, occasionalmente interrotta da qualche ripresa a salire. Panorami sempre vastissimi a destrra, cui comincia adesso a far riscontro la mole imponente dell'antico vulcano amiatino, via via sempre più scoperta sulla sinistra.

Superate le poche case di Tre Fonti, ancora discesa e ingresso in Pescina (fontanella potabile sulla strada). Qui la rando devia a sinistra per vetta Amiata: i lunghisti che desiderano aggiungere al percorso lungo anche la vetta Amiata, possono farlo prendendo a destra con i randonneurs: seguendo il percorso rando, rientreranno infatti comunque a Casteldelpiano, dove potranno reinserirsi nel lungo ufficiale: la deviazione a vetta Amiata comporta l'aggiunta di dieci chilometri di salita e mille metri di dislivello in più (calcolare almeno un'ora di tempo). Per proseguire il lungo, vai al n. 6; per il rando, vai al n. 5

5.

E infatti la rando prende a sinistra subito dopo usciti da Pescina e immediatamente imbocca la salita per la vetta. Sempre pedabile, l'ascesa si svolge inizialmente in un bosco misto, con prevalenza di conifere, e un sottobosco arbustizio rigogliosissimo (tra le fronde, sulla destra scorci panoramici che trapassano val d'Orcia e Chianti, per arrivare al Pratomagno), poi però si tuffa nella magnifica faggeta amiatina. Laddove l'un bosco cede il passo all'altro, in corrispondenza dello slargo di Capovetra (eccellente e famosa l'acqua sorgiva che sgorga a trenta metri dalla strada (sterrato sulla sinistra), muta anche in meglio la qualità dell'asfalto, prima mediocre (nessuna difficoltà in salita), poi discreto.

Il fresco e il verde della faggeta renderanno lieta la fatica dei ciclistita, mai comunque messo a troppo dura prova da pendenze esagerate (il punto più aspro era nei tornantini prima di Capovetra). Si prosegue salendo fino a Casa delle Guardie dove si trascura il bivio a destra (in caso di necessità, imboccandolo si giunge diretti a Casteldelpiano, quasi tutta discsesa). Dritti su di un breve falsopiano, quindi a destra, di nuovo in salita. Tornantoni dolci in un bosco incantato ci porteranno al secondo rifugio amiatino. Ancora pochi chilometri di salita e si giunge in loc. Laghetto. Da qui, a destra ottocento metri e sarà vetta: di così alto in quota (1650 metri dove finisce la strada), in Toscana, sull'asfalto, non c'è niente!

Ritorno a Laghetto e svolta a destra: discesa velocissima, da non improvvisare. Attenzione all'asfalto, a tratti. Curvone pericoloso a sinistra, e siamo al prato della Contessa (faggio gigantesco e monumentale sulla destra, alla fine del prato). Falsopiano breve fino al prato delle Macinaie. Quindi discesa velocissima, da fare come si deve (attenzione), fino a Casteldelpiano. Tornanti stretti scendono su asfalto generalmente buono (però sempre attenzione). La faggeta lascia presto spazio ai castagneti, prima cedui, poi da frutto. Emergenze trachitiche formano antri spettrali, in lontananza, a settentrione, piccola piccola, la torre del Mangia e Siena sotto (voi però guardate la strada!).

A Casteldelpiano, il percorso rando torna brevemente a coincidere con quelli lungo e medio.

6.

Da Pescina, il lungo, per chi non ha optato per scalare la montagna, prevede saliscendi tra castagni rigogliosi e arriva a Pian del Ballo, con i quattro strettissimi tornanti in discesa (attenzione!). Ampio panorama, adesso verso occidente, sui paesi di Casteldelpiano e Montelaterone.

Sceso l'ultimo tornante, ci si immette con cautela nella provinciale amiatina (taglio della carreggiata), che sale brevemente verso Casteldelpiano: dopo il cimitero, una discesa porterà in paese. Sempre dritti, in fondo a sinistra in leggera salita, quindi piazzale del Monumento, dove rientrano anche i percorsi lungo e rando, che si erano separati dopo la salita della Grossola.


( castel del Piano, Area Ristoro ) ( uno scorcio della val d' Orcia )

7.

Seguiamo invece il medio, descritto fino a tutta la salita della Grossola, dove lungo e rando prendevano a sinistra, mentre il medio a destra.

Dalla separazione dei percorsi comincia una salita breve, ma non troppo simpatica: rientrati in provincia di Grosseto, due drittoni monotoni e poca ombra saranno un poco alleviati da un panorama ancora mozzafiato sulla destra. Un po' di fatica e si scolletta (sulla sinistra compare all'improvviso la mole del Monte Amiata). Discesa a curve fino al ponte sul torrente Vivo. Quindi, svolta secca a sinistra, salita.

Per i medisti questa è la terza salita vera (la prima per Montalcino, la seconda della Grossola), che costeggia in ombra il poggio di Seggiano, lambisce l'ingresso in paese, se ne allontana in breve (sulla destra, in basso, fra gli olivi, l'imponente castello laterizio di copertura del santuario della Madonna delle Grazie, ex-voto secentesco per la fine di una pestilenza), prende quindi per Casteldelpiano tirando un po' sempre duramente (un chilometro più dolce consentirà però di riprendere fiato).

A fine salita si sarà ormai prossimi a Casteldelpiano: dopo il cimitero, una discesa porterà infatti in paese. Sempre dritti, in fondo a sinistra in leggera salita su vi adei Mille, quindi piazzale del Monumento, dove rientrano anche i percorsi lungo e rando, che si erano separati dopo la salita della Grossola.

Da Casteldelpiano, medio e lungo (entrambi al n. 9) e anche rando, per pochissimo (vai al n. 8), riprendono congiunti la salitella di Montoto. Al bivio di San Lorenzo (proseguire dritto), breve discesa a curve, quindi salita dolce fino a Arcidosso, con vista sulla rocca aldobrandesca.

8.

Ad Arcidosso, il percorso rando si separa definitivamente dagli altri, imboccando la salita delle Aiuole. Non facilissima, impegnerà per qualche chilometro i randagi, che però saranno premiati con i successivi dieci chilometri di saliscendi sotto il monte Labro, con panorami sulla valle del Fiora e, più lontano sul viterbese e sul mare (traversando i fossi del Putrido e delle Puzzole si incrocerà uno sbuffo solforico dell'antico vulcano). Al termine i più bei tornanti della Toscana meridionale, ampi e dolci, con vista infinita fino alla Corsica, porteranno al Castello di Porrona, già Piccolomini. ancora discesa fino al paese magico di Roccalbegna, con passaggio sul neonato fiume omonimo. Attraversamento del centro storico stretto sotto l'altissima Rocca detta il Sasso, curva a a gomito sulla destra in piazza del Comune (inconfondibile edificio rosso), con la bella facciata della parrocchiale e il suo caratteristico architrave d'ingresso sghembo.

Seguono i poco più di te chilometri della salita dell'Armancione, non facilissimi, che porteranno a Santa Caterina. Quindi, dopo Cana, una delle discese più belle e tecniche del grossetano riporterà i randagi in pianura, a Baccinello. Scioglimento finale di gambe in pianura fino ad Arcille, svolta a destra e ancora pianura, svolta infine a sinistra per Campagnatico, ponte sul fiume Ombrone e quindi salita. L'ultima.

Giunti a lambire il paese, pochi chilometri di discesa e pochi di pianura e si sarà rientrati a Paganico.

9.

Passato l'abitato di Arcidosso, lungo e medio proseguo o tra i castagni, in salita pedalabilissima, fino alle Serre, quindi si scende in val di Zancona con circa tre chilometri di ampi tornanti (nel frattempo l'itinerario rando si è diramato altrove).

( monte Amiata, la faggeta più grande d' Europa, i pochi che saliranno quassù, si godranno questo scenario spettacolare )

A questo punto, salita dura per qualche centinaio di metri, poi via via più dolce fino al bivio di Salaiola (sulla destra squarci panoramici sulla val d'Orcia e sul borgo di Montelaterone). Proseguendo ancora sulla strada provinciale, che qui ricalca l'antico tracciato di una via granducale fatta costruire per una granduchessa tisica, che venne a curarsi con l'aria e con l'acqua del Monte Amiata, si raggiunge in breve la frazione di Monticello. Prima dell'abitato un santuario eretto dai paesani in onore e ringraziamento della Madonna, che aveva salvato una pastorella smarrita nei boschi di sotto, facendo per lei sgorgare una sorgente purissima (vi conduce una stradina sulla destra, presidiata da un'edicola sacra) e consentendo che la bambina, stremata, si ristorasse con l'acqua.

Trapassato il paese comincia una lunga e bella discesa, con asfalto discreto. Dopo il bivio di Castiglioncello (proseguire dritto), usciti dal bosco, si aprirà un nuovo panorama infinito. Sulla destra, i più attenti riusciranno a vedere Sant'Angelo in Colle, Castelnuovo dell'Abate (se ancora innevato, si potrà vedere lontanissimo e brillante l'alpe delle Tre Potenze e il Libro Aperto) e le strade percorse nella prima parte della centochilometri, con la salita a Montalcino.

Si giunge in breve a Cingiano (prima del paese, in basso, bella vista sul castello di Porrona). Qui gli itinerari medio (n. 11) e lungo (n. 10) si separano di nuovo.

(Castel Porrona)

10.

Il lungo costeggia il paese tenendosi a sud e offre panorami nuovi verso meridione, con la valle dell'Abbandonato sotto e le pale eolichge di Murci in lontananza. Volgendosi verso destra, bella visuale della montagna amiatina, dietro la corona del monte Aquilaia, con sotto Stribugliano.

Scalata una breve sella, si scende veloci sulla provinciale della Voltina, talvolta in ampie volute.

Un bivio sulla destra segna l'uscita per Montecucco, che si imbocca in ripida discesa rettilinea (la carreggiata è stretta: prestare attenzione).

In valle si piega a sinistra e si comincia l'ultima scalata: pochi chilometri, che però a fine giro forse si faranno sentire. In cima, un filare di cipressi marca il viale che porta alla pieve di Montecucco, distante meno di trecento metri dal nostro percorso che non la tocca (chi ha voglia può deviare perdendo non più di tre o quattro minuti: graziosa costruzione sacra con davanti un magnifico prato verdissimo): giriamo infatti a destra e, ancora tra panorami a trecentosessanta gradi, guadagnamo la frazione di Poggi del Sasso, da cui in rapida discesa muoviamo verso verso Sasso d'Ombrone, percorrendo poi, in senso contrario i chilometri iniziali

( vigneti del Montecucco )

11.

Il medio costeggia il paese di Cinigiano tenendosi a nord, monta una breve sella e si rigetta verso il fiume Orcia, in bella discesa mossa (sulla sinistra, in sommità, il castello di Colle Massari). Giunge quindi al bivio dei Pianetti e prosegue verso Sasso d'Ombrone percorrendo in senso contrario i chilometri iniziali: salita all'abitato di Sasso (curioso souvenir della guerra sulla parete di una delle prime costruzioni a destra: ancora leggibile a grandi caratteri, uno sciagurato slogan bellicista, con di fianco la sagoma del dittatore), discesa a curvoni, ponte sull'Ombrone, strada del Cipressino, rotatoria e arrivo a Paganico.

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